di Fabio Casalboni
Ci sono situazioni in cui ci si rende conto che non basta avere dei dati refrattivi esatti, sia rilevati in proprio che provenienti da ricetta medica, per procedere nella scelta e nell’approntamento delle lenti progressive. Capita ad esempio con quei presbiti che “ci vedono bene con un occhio, male con l’altro” e si aspettano di risolvere tutto con un occhiale progressivo. Ma se dietro c’è un’anisometropia, le cose si complicano…Ed proprio lì inizia la sfida.
Quando due occhi non sono d’accordo
L’anisometropia, ossia la differenza di potere refrattivo tra i due occhi, è molto comune ma se è di lieve entità non crea grandi problemi. Cosa diversa è quando la differenza raggiunge una soglia critica tra 1,5 – 2,00 D e l’occhiale genera degli effetti disturbanti per la visione: affaticamento visivo, immagini di dimensioni diverse, difficoltà di fusione binoculare, disagio nella visione dinamica.
Quando poi il soggetto è anche presbite i problemi si moltiplicano, in particolare quando si utilizzano lenti progressive: le aberrazioni periferiche e gli effetti prismatici sono diverse nei due occhi, mettendo a dura prova il mantenimento della binocularità al punto da vedere doppio nella posizione di lettura.
Per queste ragioni, la gestione dell’anisometropia con lenti progressive è uno degli ambiti più delicati e sottovalutati della pratica optometrica. Non si tratta solo di scegliere la lente “migliore”: si tratta di fare scelte intelligenti basate sull’occhio, sul rispetto della binocularità e sulle abitudini visive del cliente.
Non basta una buona refrazione
Molti problemi di adattamento alle progressive nell’anisometrope nascono da una convinzione troppo diffusa: se la prescrizione è corretta, tutto andrà bene. Ma chi lavora ogni giorno con le progressive sa che non è così semplice.
Serve un esame optometrico profondo e orientato al binoculare. Alcuni aspetti fondamentali da valutare:
- Dominanza oculare reale
- Tolleranza all’aniseiconia (variazione dimensionale delle immagini);
- Stabilità fusionale in visione prossimale
- Equilibrio accomodativo e della convergenza
In pratica: dobbiamo conoscere come i due occhi funzionano insieme, non solo quanto “vedono” separatamente.
La lente perfetta… non esiste (ma si può progettare)
L’industria ha fatto passi enormi: oggi esistono lenti progressive personalizzate con design specifici per l’anisometropia, che consentono di ottimizzare la visione anche in caso di differenze tra un occhio e l’altro. Ma attenzione: specifico non significa magico.
Per scegliere (e far costruire) la lente giusta, bisogna considerare:
- Ingrandimenti differenti (da gestire con geometrie dedicate)
- Effetti prismatici nelle zone periferiche (da gestire con geometrie differenziate nelle due lenti per favorire la fusione)
- Abitudini ed esigenze visive del cliente: postura, distanza di lavoro, utilizzo dei device digitali
Qui l’optometrista fa la differenza. La scelta del disegno non si improvvisa. Così come la comunicazione con il laboratorio deve essere precisa e tecnica. È un lavoro invisibile, ma decisivo.
Adattamento difficile? Oppure mancata strategia?
Quando un cliente torna dicendo “non mi trovo con questi occhiali”, spesso dietro c’è una gestione frettolosa dell’anisometropia. Non bastano esperienza o intuito: serve metodo, serve formazione.
Il presbite anisometrope è un caso in cui tecnica e personalizzazione devono incontrarsi. E quando il cliente trova davvero “la lente che non sente”, allora abbiamo fatto centro.
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“Lenti progressive e anisometropia: dall’esame optometrico alla scelta della lente”
Un corso pensato per chi vuole:
- Rafforzare il proprio approccio clinico all’anisometropia;
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